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Spesa e impatto · 7 studi · 6 min di lettura

Quanto resta a terra

La spesa dei crocieristi è l'argomento più citato quando si parla di scali. Ma quanto spendono davvero, e da cosa dipende? Abbiamo messo a confronto sette studi, da Copenaghen ai Caraibi.

€ 56 / € 28Spesa media e mediana a terra dichiarata dai crocieristi intervistati a Copenaghen (2018–2019). [1]
$ 42,58 – 191,26Spesa media stimata per visita di un passeggero, dalla destinazione più bassa alla più alta, in 35 scali di Caraibi e America Latina (2014/15). [4]
0,62%Quota dei turisti sbarcati a Livorno che visita la città; circa il 90% delle escursioni va verso Firenze, Pisa e Lucca. [3]

Le medie nascondono molto

A Copenaghen i passeggeri intervistati dichiarano in media 56 euro di spesa a terra a testa, ma la mediana si ferma intorno ai 28: più di uno su cinque (22%) non spende nulla.[1] Nei Caraibi e in America Latina la spesa media stimata per visita è di 103,83 dollari, con una forbice che va dai 42,58 dollari di Trinidad ai 191,26 di St. Maarten.[4] A Vanuatu, secondo le stime del rapporto, la spesa media giornaliera di un passeggero scende da circa 96 dollari australiani a Port Vila a 45 a Luganville e a 11 a Mystery Island.[5]

Anche lo studio APEC, che lavora su ipotesi di spesa e non su valori misurati, va nella stessa direzione: nei suoi esempi un passeggero in transito spende 29 dollari in uno scalo servito da tender e 140 in un porto grande o di primo piano, e la spesa diretta media per scalo passa da 0,07 a 1,79 milioni di dollari a seconda del tipo di destinazione.[7]

Il dato medio di «un crocierista», quindi, serve a poco: la spesa cambia molto tra scali, tra persone e tra tipi di visita.

Conta come si visita, più di chi visita

Lo studio di Copenaghen, che combina GPS e questionari su 183 passeggeri, non trova un legame significativo tra età, istruzione o reddito e la decisione di spendere. Pesano invece i comportamenti: chi fa almeno una sosta di oltre 40 minuti ha odds di spendere circa 17 volte superiori a chi fa solo soste brevi.[1] Negozi (circa 35%) e cibo e bevande (circa 32%) coprono due terzi della spesa, mentre ai trasporti va appena il 5,9%, cosa che gli autori collegano alla posizione centrale del molo.[1]

A Valencia chi ha speso dichiara in media circa 36 euro a testa, per una permanenza a terra di quasi cinque ore. Il gruppo con la spesa più bassa (circa 18 euro) resta a terra meno di tre ore e si ferma quasi sempre in una sola zona; i gruppi che spendono di più sono soprattutto visitatori autonomi che restano 6–7 ore e visitano più zone.[2] Chi visita in autonomia spende più di chi segue un'escursione guidata, ma la differenza è significativa solo fino alla fascia di spesa mediana.[2]

Anche a Vanuatu la spesa risulta correlata alle ore passate a terra, fino a circa sette, e alla soddisfazione per la varietà di cose da fare; tra il 20% e il 33% di chi aveva fatto acquisti dichiara che avrebbe speso di più con un'offerta più ampia.[5]

In sintesiNegli studi, più tempo e più libertà di movimento a terra si accompagnano a una spesa più alta; non è dimostrato che ne siano la causa.

Il ruolo del porto decide dove si spende

Il confronto tra Lisbona e Livorno mostra due modelli. Lisbona funziona da porto destinazione: i crocieristi visitano soprattutto la città e solo il 26% degli intervistati aveva comprato un tour prima dello sbarco. Livorno funziona da porto gateway: circa il 90% delle escursioni va verso Firenze, Pisa e Lucca e solo lo 0,62% dei turisti sbarcati visita la città.[3]

A Venezia, per chi inizia o termina la crociera, la spesa in città dipende soprattutto dai pernottamenti: secondo studi citati dal rapporto ITF/OCSE si passa da circa 19 euro senza notti in città a 109 con una notte, 494 con due e 690 con tre o più, mentre un passeggero in transito spende circa 107 euro.[6]

Quanto resta davvero sul territorio

Non tutto ciò che si spende resta nella destinazione. A Vanuatu, secondo stime basate su interviste alle imprese, il 41% di ogni dollaro speso finisce all'estero; a Mystery Island, dove si assume che quasi tutte le attività siano gestite da abitanti del posto, la quota scende al 30%.[5] Nei Caraibi, tra i gruppi di passeggeri in transito che hanno risposto al questionario e comprato un'escursione, il 74% l'ha acquistata dalla compagnia di crociera e il 14% direttamente da operatori a terra.[4] E poiché queste economie importano molto, gli effetti indiretti stimati restano inferiori a quelli diretti in ogni destinazione.[4]

Uno studio sulla Papua Nuova Guinea citato dal rapporto APEC stima che metà della spesa sia andata allo Stato attraverso i diritti portuali e il 30% agli operatori di escursioni.[7]

Cosa significa per porti e città

  • Misurare la mediana e la quota di chi non spende, non solo la media.
  • Orientamento, trasporti e offerta locale incidono su quanto a lungo e quanto lontano si va dal molo.
  • Porti destinazione e porti gateway hanno bisogno di strategie diverse per distribuire i benefici.

Cosa non sappiamo ancora

La spesa è quasi sempre dichiarata dagli intervistati, e gli studi di Copenaghen e Valencia riguardano ciascuno una sola città e pochi mesi di rilevazione. I rapporti su Caraibi e Vanuatu sono stime da modelli, rispettivamente commissionato dall'associazione delle compagnie crocieristiche e cofinanziato da un gruppo crocieristico; il rapporto su Venezia è stato realizzato con un contributo dell'autorità portuale e del gestore del terminal. Le cifre APEC sono scenari illustrativi, non misure.

Fonti e riferimenti

Ogni dato rimanda, con il numero tra parentesi, allo studio originale da cui è tratto.

  1. Sciortino, C., Ferrante, M., De Cantis, S., Gyimóthy, S. (2022). Tracking cruise passengers' consumption: An analysis of the relationships between onshore mobility and expenditure. Annals of Tourism Research Empirical Insights 3 (2022) 100059 (Elsevier). Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  2. Casado-Díaz, A. B., Navarro-Ruiz, S., Nicolau, J. L., Ivars-Baidal, J. (2021). Expanding our understanding of cruise visitors’ expenditure at destinations: The role of spatial patterns, onshore visit choice and cruise category. Tourism Management, 83, 104199. Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  3. Santos, M., Radicchi, E., Zagnoli, P. (2019). Port's Role as a Determinant of Cruise Destination Socio-Economic Sustainability. Sustainability (MDPI), 11, 4542. Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  4. Business Research & Economic Advisors (BREA) per la Florida-Caribbean Cruise Association (FCCA) e le destinazioni partecipanti (2015). Economic Contribution of Cruise Tourism to the Destination Economies. A Survey-based Analysis of the Impacts of Passenger, Crew and Cruise Line Spending. Volume I: Aggregate Analysis. Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  5. International Finance Corporation (Gruppo Banca Mondiale), Australian Department of Foreign Affairs and Trade, Carnival Australia; studio condotto da Net Balance Management Group (2014). Assessment of the Economic Impact of Cruise Ships to Vanuatu. Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  6. Merk, O., Busquet, B. (2016). Cruise Shipping and Urban Development: The Case of Venice. International Transport Forum (ITF/OECD) – Case-Specific Policy Analysis. Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  7. Smith, S., Marshall, T. (2020). APEC Economic Study on the Impact of Cruise Tourism: Fostering MSMEs’ Growth and Creating Sustainable Communities. APEC Tourism Working Group / APEC Secretariat (realizzato da AEC Group Pty Ltd). Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →