ODYBOAT Cruise Flow
Osservatorio › Dossier
Dati e digitale · 7 studi · 6 min di lettura

Porto e città: dati condivisi

Tutti chiedono dati in tempo reale sui flussi, ma pochi li pubblicano e quasi nessuno li scambia. Sei studi, dalla governance portuale agli spazi europei dei dati, spiegano perché nave, porto e città faticano a lavorare sulla stessa informazione.

67,2%Quota delle 58 destinazioni rispondenti della rete valenciana che non pubblica dati turistici aperti (2023). [4]
18,4%Quota delle fonti di dati turistici europee censite consultabile da remoto, per esempio tramite API. [5]
6Articoli scientifici sulla governance portuale che considerano anche il traffico crocieristico trovati da una revisione sistematica su Web of Science. [1]

Chi decide nello scalo

Una revisione sistematica ha trovato appena sei articoli sulla governance portuale che considerano anche le crociere, e gli autori indicano questa scarsità come il limite principale del loro lavoro.[1] Dalla letteratura emergono quattro modelli, dal grande porto gestito da un'autorità portuale con ruolo imprenditoriale al piccolo porto con ruolo passivo, passando per la gestione affidata a operatori di terminal.[1] Secondo gli autori, l'ingresso di operatori privati, incluse le compagnie, giova alla destinazione solo se si integrano attività a bordo, in porto e nelle attrazioni.[1]

Anche il manoscritto sullo «smart cruising» osserva che gli attori della filiera agiscono perlopiù ciascuno per sé, coordinandosi solo in fasi come imbarco e sbarco.[3] E il modello «Smart Cruise Destination» parte dalla constatazione che non esiste ancora un sistema che integri città, porto e nave.[2]

I dati che servono sono i più difficili da avere

Nella bozza di progetto dello spazio europeo dei dati sul turismo, su oltre 900 iniziative e fonti censite le fonti sull'impatto economico prevalgono nettamente (77,3%) su quelle sull'impatto sociale (22,3%); meno del 5% viene aggiornato più spesso di una volta al giorno, il 95,6% esce con ritardo e solo il 18,4% è consultabile da remoto.[5] Nel questionario a 201 operatori, i dati sui flussi di visitatori, quelli geografici e quelli in tempo reale figurano tra i più richiesti ma difficili da reperire.[5]

Nella rete valenciana di destinazioni intelligenti, il 96,6% delle 58 destinazioni rispondenti ha un piano strategico per il turismo, ma due su tre (67,2%) non pubblicano dati turistici aperti.[4] L'opportunità più condivisa dai responsabili è proprio una migliore gestione dei flussi e del sovraffollamento (media 6,34 su 7).[4] Le barriere più sentite sono la mancanza di risorse economiche e tecniche e la scarsa collaborazione pubblico-privato, mentre la normativa non è percepita come ostacolo.[4]

In sintesiGli studi concordano che i dati sui flussi sono tra i più utili e i meno condivisi, e che gli ostacoli segnalati sono soprattutto risorse, organizzazione e interessi diversi tra gli attori più che la tecnologia; i benefici della condivisione non sono ancora stati misurati.

Condividere senza perdere il controllo

Citando un rapporto di un fornitore tecnologico, lo studio sullo «smart cruising» nota che in molti porti gli attori non condividono i dati necessari, per cui manca un sistema decisionale comune; come risposta richiama i sistemi di decisione collaborativa per lo scalo.[3] Gli autori del modello «Smart Cruise Destination» indicano che prima di costruire una piattaforma bisogna definire quali dati scambiare e affrontare standard, sicurezza e privacy.[2]

Le destinazioni valenciane suggeriscono una doppia via: ogni dataset disponibile sia in forma aperta sia in spazi di dati con accordi e condizioni d'uso decisi dalla destinazione.[4] La bozza europea va nella stessa direzione: va conciliata la logica degli open data delle amministrazioni con quella delle imprese, che vogliono valorizzare i dati e mantenerne il controllo; quasi metà degli operatori (47%) valuterebbe scambi di dati contro dati, senza pagamento.[5] Tra i casi d'uso proposti figurano previsioni dei momenti in cui un luogo supererà la propria capacità e cruscotti per i residenti con i livelli di congestione.[5]

Da dove partono i porti

Nel porto di Barcellona, 77 interviste interne e 12 con altri porti hanno portato a individuare 80 possibili applicazioni di un gemello digitale per l'autorità portuale.[6] Quasi tutti i porti intervistati sono ai primi passi, e secondo gli autori definire con chiarezza gli obiettivi conta più dei requisiti tecnici.[6] Autorità portuale, terminal e fornitori raccolgono dati diversi con procedure diverse, il che tende a produrre soluzioni difficili da replicare; tra i criteri per avviare un'applicazione i porti mettono al primo posto l'effetto sugli altri soggetti della comunità portuale e l'impatto ambientale.[6] Lo studio non tratta in modo specifico le crociere.[6]

Nell'analisi di cinque città-porto europee, conoscere i movimenti dei crocieristi è indicato come fattore chiave per pianificare città, trasporti e itinerari, e gli autori richiamano i vantaggi dello scambio di informazioni tra compagnie, porti e operatori.[7]

Cosa significa per porti e città

  • Definire prima gli obiettivi e quali dati scambiare tra porto, città e operatori, poi la piattaforma.
  • Prevedere per ogni dataset una forma aperta e una condivisa con regole d'uso, per coinvolgere anche i privati.
  • Dare priorità alle applicazioni utili a più soggetti della comunità portuale e cittadina.

Cosa non sappiamo ancora

La base empirica è sottile: la revisione sulla governance poggia su sei articoli, i modelli «Smart Cruise Destination» e «smart cruising» sono concettuali e il secondo è un manoscritto in revisione basato in gran parte su fonti aziendali e di settore. I dati valenciani sono autodichiarati dai tecnici delle destinazioni, e il documento europeo è una bozza in attesa di approvazione redatta da consorzi che includono attori privati. Nessuno studio misura i benefici effettivi della condivisione dei dati negli scali crocieristici.

Fonti e riferimenti

Ogni dato rimanda, con il numero tra parentesi, allo studio originale da cui è tratto.

  1. Vega-Muñoz, A., Salazar-Sepúlveda, G., Contreras-Barraza, N., Araya-Silva, L. (2021). Port Governance and Cruise Tourism. Sustainability (MDPI), 13, 4877. Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  2. Carciotti, S., Marin, A., Ukovich, W. (2019). Smart Cruise Destination: an innovative network governance framework. PORTUSplus – the Journal of RETE, N. 8 (Special Issue 'Governance in Port City Regions'), RETE Publisher, Venezia, ISSN 2039-6422. Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  3. Journal of Hospitality and Tourism Technology (manoscritto JHTT-05-2021-0155.R2) (anno n.d.). Smart Cruising: smart technology applications and their diffusion in cruise tourism.. Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  4. Celdrán-Bernabéu, M.A., Mazón, J.-N., Giner-Sánchez, D., Morales-García, J., Peñarrubia-Zaragoza, M.P. (2026). Smart tourism destinations as open data providers: Barriers and opportunities. Journal of Destination Marketing & Management, 40, 101065 (Elsevier). Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  5. Stienmetz, J., Kolomoyets, Y., Dan, D., Zekan, B., Gunter, U., Tomás, M., Arias, J., Dimova, L., Iduh, J., Ordóñez, D., Butler, T., Dorenti, B., Pol, E., Dion, O., Sanchez, V., Iglesias, D., Cases, J.-F., De Lama Sánchez, N. (2023). Blueprint and Roadmap for Deploying the European Tourism Data Space (Final Draft 3.0). Consorzi DATES e DSFT (Coordination and Support Actions per lo spazio europeo dei dati sul turismo, Programma Europa Digitale) – documento per la Commissione europea. Scheda studio →
  6. Saragani, C., Garrido, J., Saurí, S. (2026). Digital twin adoption in port authorities: a structured framework for use case assessment. Journal of Shipping and Trade, 11:12 (Springer Nature). Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →
  7. Andrade, M.J., Costa, J.P., Jiménez-Morales, E. (2021). Challenges for European Tourist-City-Ports: Strategies for a Sustainable Coexistence in the Cruise Post-COVID Context. Land (MDPI), 10, 1269. Leggi lo studio originale ↗ Scheda studio →