La domanda
Come può un'autorità portuale individuare, classificare e mettere in priorità i possibili casi d'uso di un gemello digitale, considerando i diversi utenti interni e il rapporto tra impatti attesi e risorse necessarie?
Il metodo
Studio di caso sul Porto di Barcellona con 77 interviste semi-strutturate a 18 dipartimenti (marzo-dicembre 2024) e 12 interviste a porti internazionali; identificazione di 80 casi d'uso, raggruppati in tre gruppi di utenti e valutati da 12 rappresentanti interni su 9 criteri (scala 1-3) divisi tra impatti e risorse richieste.
Cosa emerge
- Quasi tutti i porti intervistati sono ai primi passi, ognuno con una propria strategia, e per tutti un gemello digitale completo è un traguardo di lungo periodo. Secondo gli autori, più dei requisiti tecnici conta definire con chiarezza gli obiettivi: senza, l'architettura diventa molto più complessa.
- Autorità portuale, terminal e fornitori di servizi raccolgono dati diversi con procedure diverse: ciò complica l'integrazione delle fonti e tende a produrre soluzioni su misura per un singolo porto, difficili da replicare altrove.
- Chiamati a pesare i criteri per decidere se avviare un'applicazione, i porti mettono al primo posto l'effetto sugli altri soggetti della comunità portuale e l'impatto ambientale; in fondo alla lista ci sono rapidità di realizzazione e competenze interne, perché le soluzioni sono innovative e richiedono tempo e lo sviluppo viene di solito affidato all'esterno.
- A Livorno, porto a ridosso della città, uno degli obiettivi principali del gemello digitale è seguire le emissioni in tempo reale, insieme alla capacità delle infrastrutture di reggere eventi climatici estremi.
Lo studio fornisce alle autorità portuali un metodo per decidere da quali applicazioni digitali partire, mettendo a confronto benefici e risorse richieste. Mostra inoltre che i porti danno più valore alle applicazioni utili a più soggetti della comunità portuale e all'impatto ambientale, tema sentito soprattutto dove il porto confina con la città. Non tratta in modo specifico il traffico crocieristico.
Limiti
Valutazioni qualitative (scala 1-3) espresse da personale interno di un solo porto; i benefici non sono quantificati e gli autori chiedono validazioni con progetti pilota. Il porto di Barcellona non ha traffico fluviale, il che limita alcuni casi d'uso. Le crociere sono citate solo come uno dei traffici del porto.
Saragani, C., Garrido, J., Saurí, S. (2026). Digital twin adoption in port authorities: a structured framework for use case assessment. Journal of Shipping and Trade, 11:12 (Springer Nature).
Leggi lo studio originale ↗Sintesi dell'Osservatorio ODYBOAT con parole nostre. Tabelle e figure restano degli autori.